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Alcune testimonianze dei nostri giovani


Vuoi una vita qualunque o vuoi cambiare il mondo?

Chi, seppur con parole diverse, anche solo in un momento della propria vita, non si è posto questa domanda?
Per quelli che come me hanno iniziato da un mese il Servizio Civile Nazionale nelle varie opere dell’Ispettoria Salesiana Sicula, è stata la provocazione con la quale si è aperto l’itinerario di formazione di questo cammino intrapreso, una citazione di qualche anno fa dell’informatico ed imprenditore Steve Jobs.
Sono stati già effettuati due momenti intensi: la Formazione Generale e la Formazione Residenziale, l’una il 24 ottobre e l’altra dal 15 al 17 novembre 2016.
Molti sono gli argomenti che Letizia Scandurra e Don Domenico Luvarà, coadiuvati da altri salesiani e collaboratori, hanno portato alla nostra attenzione.
Il primo momento ha visto come riflessione principale soprattutto la scelta del Servizio Civile Nazionale come decisione cosciente di impegno etico, sociale e di responsabilità.
Il secondo, invece, è stato molto più specifico, poiché sono stati trattati nel dettaglio vari argomenti, che ci hanno fatto entrare nel cuore di questo anno così importante.
Le discussioni in aula si sono concentrate sull’identità specifica dell’Ente che ci accoglie, esaminando il Sistema educativo (preventivo) di Don Bosco e la Spiritualità Giovanile Salesiana, temi presentati da Don Domenico Luvarà; un excursus storico, accompagnato da nozioni di base e di riferimento concreto alle varie realtà, che ha aiutato noi tutti ad entrare nel vivo del nostro Servizio, sentendoci parte integrante di questa grande Famiglia.
Accanto all’identità dell’ente, ci è stata donata anche l’identità civica, sociale e politica della scelta da noi intrapresa: Letizia ci ha accompagnato, con grande passione e consapevolezza, all’interno del percorso legislativo e sociale dall’obiezione di coscienza fino alla possibilità di effettuare il Servizio Civile Nazionale come difesa della Patria con strumenti non militari. Conoscere chi e cosa ci ha preceduto in questa scelta di vita così importante è stato forte e determinante per dare un’impronta concreta, personale e civica, che forse, non tutti avevamo.
Don Michele Viviano, Don Enrico Frusteri, Don Marcello Mazzeo, il prof. Marco Pappalardo, l’Ing. Donato Fidone, ci hanno poi introdotto nella vita reale che troviamo nelle varie sedi di attuazione del progetto: dal profilo storico della battaglia per i diritti umani, alle realtà delle case di accoglienza, famiglie e all’oratorio, il profilo dell’animatore, i consigli e le indicazioni per lavorare in team e gestire i conflitti, al modo efficace di comunicare tra di noi e con i bambini e ragazzi, al lavorare in sicurezza nelle nostre realtà, sono stati argomenti trattati in modo interattivo e laboratoriale che hanno permesso, ad ognuno di noi, di entrare nel concreto del nostro servizio e nelle relazioni e situazioni che ogni giorno portiamo avanti.
Tutto questo è stato contornato da una armoniosa e piacevole atmosfera che si è creata, che ha permesso lo scambio di esperienze e la fortificazione dei rapporti, soprattutto con i volontari della propria sede. La condivisione dei momenti formativi ma anche dei momenti liberi, dei pasti e delle camere, è stata una bella occasione di conoscenza e di amicizia.

La formazione è un momento importante di introspezione e conoscenza di sé, oltre che degli argomenti proposti; è modo di mettersi in discussione, capire a che punto si è arrivati, e soprattutto, quanta strada ancora c’è da fare. Il vero valore della formazione sta nel fatto che non basta mai…e non si arriva mai. Nessuno può dire: “io non ho più niente da imparare”, poiché è nella natura stessa dell’uomo la ricerca e il superamento del “qualcosa in più”. Sta ad ognuno di noi decidere come e quando “ricercare”, imparare e provare.
Molti sono i motivi per i quali ognuno di noi ha iniziato questo percorso: chi è da sempre nel mondo salesiano, chi invece non ne aveva mai sentito parlare, chi crede nella scelta socio-politica del Servizio civile e chi non sapeva neanche fosse una scelta “impegnata”; chi lo fa per dare un’impronta pratica agli interessi e agli studi che ha fatto, e chi invece ha bisogno di una fonte di sostentamento per poter vivere… Ognuno ha la propria storia, le proprie motivazioni e le proprie domande a cui rispondere.
Vuoi una vita qualunque o vuoi cambiare il mondo?” è una bella provocazione, ma a volte sembra una domanda “per altri ma non per me”. Oppure forse non lo è: cambieremo il mondo se riusciremo a cambiare noi stessi, dando una risposta alle nostre innumerevoli domande, e facendo della nostra vita ciò che realmente sentiamo e vogliamo.
Questo è l’augurio che mi faccio e che faccio a tutti i miei colleghi del Servizio Civile Nazionale.

 

La volontaria, Claudia Fornito

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